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Respirazione e vita


Il respiro è la base della vita: infatti, riflettendo su cosa distingue un'organismo vivente da un non vivente, il primo elemento che si pone alla nostra attenzione è la respirazione. La respirazione non è soltanto una funzione interna all'organismo; è un atto di vita, di relazione e scambio con il mondo, relazione concreta con l'atmosfera, relazione con gli altri attraverso la voce\parola, relazione con se stessi. Da sempre l'uomo ha utilizzato la respirazione come mezzo di autoesplorazione per facilitare il contatto con il proprio mondo interiore ed indurre profondi cambiamenti nella coscienza. Ponendo attenzione al nostro respiro spesso possiamo accorgerci che questa funzione è ridotta o bloccata: infatti, ci possono essere delle tensioni che limitano la nostra capacità respiratoria.

 

"Più comunemente, i movimenti respiratori sono limitati alla zona del diaframma con scarso impegno dell'addome o del torace. È la tipica respirazione superficiale."

 

Proprio perché questa funzione rappresenta il continuo scambio con l'ambiente, i conflitti, le problematiche e i vissuti emotivi della nostra vita la influenzano. Se pensiamo, ad esempio, ad una situazione in cui possiamo avere paura, di certo, non immaginiamo una respirazione profonda e fluida, ma la prima reazione del nostro corpo sarà, istintivamente, quella di trattenere il respiro poiché questo riduce anche la nostra sensibilità corporea. Inoltre se pensiamo a molte frasi di senso comune rivelano come la respirazione non rappresenti solo una funzione biologica ma anche una simbolica: "Qui dentro mi sento soffocare", "Mi levi il fiato", "Meglio andare via: oggi qui non è aria", " In questo posto si respira un clima sereno. Dunque la respirazione parla della nostra interdipendenza con l'ambiente e del continuo scambio che abbiamo con esso: per effettuare uno scambio c'è bisogno di avere fiducia nell'altro. In caso contrario il flusso respiratorio potrà essere trattenuto o bloccato. ​

La respirazione insufficente Una espirazione insufficiente lascia il petto sempre un po' espanso, come se si mantenesse sempre una certa quantità di aria dentro di sé per il timore di rimanerne senza, di non ricevere altro se si cede e quell'aria, seppur viziata. E’, ovviamente, un'idea illusoria, ma, comunque, da un'illusione di sicurezza che difficile da abbandonare. L' espirazione induce un rilassamento del corpo intero: si lascia andare l'aria contenuta all'interno dei polmoni, e, col tempo, si lascia andare ogni presa. Chi ha paura di lasciarsi andare, ha difficoltà a espirare in modo completo. La condizione di inspirazione insufficiente spesso è la difficoltà a raggiungere pienamente il mondo, una difficoltà che può materializzarsi con la sensazione della pienezza dell’inspirazione nella gola. Come se troppa aria potesse soffocarci e invaderci. Ma il vero punto, in bioenergetica, non è quello di modificare attivamente il nostro respiro ma piuttosto di prendere consapevolezza del punto in cui lo chiudiamo e, lentamente, cercare di sciogliere la tensione per ripristinarne il suo flusso naturale e permettere al corpo di essere vitale e vibrante.


Il respiro e il movimento La respirazione coinvolge tutto il corpo. L'espirazione ha inizio nella bocca e scorre all'ingiù. Quando raggiunge il bacino, tale struttura oscilla leggermente in avanti e verso l'alto, in modo che tutta l’espirazione sia resa efficace dalla risalita del diaframma nell'addome. Questo spostamento del bacino è accompagnato dall'azione dei muscoli addominali, anche se l’espirazione è un movimento più passivo che attivo. L'inspirazione ha inizio nella parte profonda del bacino (ruotando leggermente all'indietro, in modo che la cavità addominale sia spaziosa) e scorre in su fino alla bocca. Mentre s'innalza, le grandi cavità del corpo ('addome, il torace, la gola e la bocca) si espandono per prendere l'aria. La gola è particolarmente importante: se la gola non si espande nell'inspirazione, non si riesce a respirare profondamente. Tuttavia la gola in molte persone è gravemente contratta tanto da soffocare i sentimenti, e in particolare il desiderio di piangere e di gridare. Il respiro e la voce Per emettere un suono bisogna far passare l'aria attraverso la laringe: finché si emette un suono si è certi che di respirare. Purtroppo, molti sono inibiti nell'emissione di qualsiasi suono. Alcuni sono ancora vittime dell'idea secondo il quale i bambini dovrebbero essere visti, ma non sentiti. Altri hanno soffocato il pianto e gli strilli perché tali espressioni incontravano l'ostilità dei genitori. Il soffocamento di questi suoni produce nella gola una grave costrizione, che a sua volta limita seriamente la respirazione.

Inoltre, spesso, abbiamo paura di ascoltare la nostra voce, perché quella della nostra esperienza molto spesso contraddice, la "voce del coro" che sentiamo tutti i giorni, non solo intorno a noi ma anche dentro di noi (interiorizzata), e che è più rassicurante. Abbiamo paura della nostra voce, della nostra intima verità, perché diverge dalla opinione collettiva: seguirla ci potrebbe condurre alla solitudine o ad essere vittime del pettegolezzo, dell'ostracismo. Tale negazione del diritto di far uso della propria voce, può aver indotto a credere di non avere voce in capitolo, in ciò che li riguarda personalmente. Per questa ragione, in bioenergetica viene chiesto di accompagnare con un suono l’emissione del respiro. Un suono che non viene "sforzato" ma che è l’espressione della nostra naturale presenza e vitalità. FONTI: N. Cinotti: articolo "Respirare bioenergeticamente"; A. Lowen: "Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica"; V. Salles: " Fame d'aria La psicologia di José Angelo Gaiarsa tra corpo e spirito".


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